Conferenza Dresda EuroshNet

L’ingegner Bacchetta relatore alla 6th EUROSHNET Conference

L’Ing. Adriano Paolo Bacchetta, coordinatore di Spazioconfinato.it, è stato invitato alla  6th European Conference on standardization, testing and certification in the field of occupational safety and health. La relazione, predisposta in collaborazione con il KAN – Kommission Arbeitsschutz und Normung, affronta il problema dell’accesso di personale all’interno delle attrezzature a pressione per lo svolgimento di attività di costruzione, riparazione e verifica.

È un tema delicato poiché nel corso di tali attività è possibile che si verifichino gravi incidenti dovuti alla mancanza di ossigeno o rischio acuto di esposizione a sostanze pericolose. Le attività di salvataggio in queste condizioni, soprattutto se il ferito è incosciente, sono molto difficili, in particolare per le dimensioni del passo d’uomo solitamente installato su queste genere di attrezzature, che ha una forma ellittica di dimensioni di 300mm x 400mm o 320mm x 420 mm. 

Nel corso del 2017, al Politecnico di Milano – Laurea Specialistica in Ingegneria della Sicurezza nell’Industria di Processo – abbiamo studiato i problemi relativi all’ingresso nei generatori di vapore sia a tubi di fumo, sia a tubi d’acqua. Partendo dall’identificazione dei pericoli e dalla valutazione dei rischi, abbiamo studiato le misure da predisporre prima dell’accesso dei lavoratori, per garantire la sicurezza delle operazioni, poiché attualmente non sono disponibili sistemi alternativi come l’uso di robot in grado di sostituire in toto l’attività umana. Grazie allo studio condotto presso un produttore di attrezzature a pressione, è stata eseguita un’analisi dettagliata delle attività, valutando sia la possibilità di ricollocare il passo d’uomo in una posizione che possa garantire un accesso più agevole, sia l’aumento della sua dimensione per facilitare qualsiasi operazione di ingresso e di uscita in caso di emergenza.

Le nostre valutazioni hanno tenuto conto anche della stabilità meccanica dei recipienti a pressione, considerando che l’aumento della dimensione dell’apertura di passaggio richiede l’incremento dello spessore della parete del recipiente o l’applicazione di una lastra di rinforzo sistemata adiacente all’apertura (sia all’interno, sia all’esterno) o una combinazione dei due sistemi.

Alcune considerazioni sono state svolte rispetto alla necessità di far uscire un lavoratore infortunato o colpito all’improvviso da arresto cardiaco mentre si trova all’interno della apparecchiatura. Un’attenzione particolare è stata rivolta ai sistemi ingegneristici previsionali, in grado di ridurre la frequenza di accesso per le verifiche periodiche (Risk Based Inspection) e di procedure operative specifiche per ottenere migliori risultati riducendo la durata delle operazioni di estrazione da parte delle squadre di salvataggio. Questi studi sono serviti per definire quale sia la formazione necessaria da erogare al personale delle squadre di salvataggio e quali siano le attrezzature di soccorso adeguate, condizioni essenziali per la buona riuscita delle operazioni di salvataggio nel caso in cui i lavoratori debbano entrare all’interno delle attrezzature a pressione esistenti.

Un altro aspetto che è stato studiato durante la nostra attività di ricerca riguarda lo sforzo fisico del soccorritore. Grazie al posizionamento sul corpo del soccorritore di alcuni sensori per la rilevazione di alcuni parametri (frequenza cardiaca, saturazione di ossigeno, ecc.), e l’esecuzione di analisi del sangue sui campioni prelevati prima e dopo le prove, è stato possibile valutare il livello di affaticamento e di stress accumulato dal soccorritore durante le prove di salvataggio in spazi confinati. Questo ci ha fornito informazioni utili per valutare le caratteristiche fisiche e le prestazioni che dovrebbero essere richieste ai soccorritori chiamati a eseguire attività di salvataggio in spazi confinati.

La collaborazione con il KAN parte dall’articolo pubblicato sul KANBrief 2/13, nel quale il Dipl. Ing. Rainer Schubert del BGRCI ha scritto che circa 20.000 generatori di vapore devono essere ispezionati ogni cinque anni; il che significa che, in media, in Germania, ogni giorno ci sono 20 tecnici che entrano in un generatore. Se a questo numero sommiamo anche i lavoratori che costruiscono gli apparecchi a pressione, il numero aumenta significativamente. Da qui l’importanza di studiare in modo approfondito il problema e la definizione del programma futuro delle attività di ricerca, che prevede la sperimentazione di attrezzature, dispositivi e metodiche di soccorso applicabili ad altre attrezzature a pressione diverse, incluse quelle con ostacoli interni (come agitatori, ecc.), per identificare procedure di soccorso efficace.

Lascia un commento