Con la nota 11649 del 27 giugno 2013, il Ministero del lavoro ha messo in chiaro un aspetto dell’intricata questione relativa all’applicazione del D.P.R. 177/2011, in particolare sull’obbligatorietà della certificazione dei contratti in regime di appalto o subappalto.

Dopo che anche nell’ultimo periodo più soggetti si erano lanciati in affermazioni apodittiche relativamente all’estensione tout court della certificazione anche ai contratti di appalto, alimentando ulteriormente la confusione su questo tormentato Decreto, il Ministero ha precisato l’effettiva portata di quanto previsto dall’art. 2 comma 1 lettera c). In pratica, e non poteva essere altrimenti, la precisazione del Ministero chiarisce che:

  • l’art. 2 del D.P.R. n. 177/2011 prevede che qualsiasi attività lavorativa, nel settore degli ambienti sospetti di inquinamento o confinati, possa essere svolta unicamente da imprese o lavoratori autonomi che siano in possesso dei requisiti previsti dallo stesso articolo.
  • lo stesso articolo al comma 1, lett. C) prevede, quale requisito obbligatorio, la "presenza di personale, in percentuale non inferiore al 30 per cento della forza lavoro, con esperienza almeno triennale relativa a lavori in ambienti sospetti di inquinamento o confinati
  • tale personale dev’essere assunto con contratto di lavoro subordinato a tempo indeterminato ovvero anche con altre tipologie contrattuali o di appalto, a condizione, in questa seconda ipotesi, che i relativi contratti siano stati preventivamente certificati ai sensi del titolo VIII, Capo I, del decreto legislativo 10 settembre 2003, n. 276
  • l’esperienza triennale deve essere necessariamente in possesso dei lavoratori che svolgono le funzioni di preposto impiegato su quello specifico lavoro che esegue le attività di cui all’art. 1, comma 2, indipendentemente dal numero complessivo della forza lavoro della stessa azienda
  • qualora l’appaltatore si avvalga di professionalità attraverso forme contrattuali diverse da quelle del rapporto di lavoro subordinato a tempo indeterminato, è necessario che i relativi contratti siano certificati ai sensi del Titolo VIII Capo I, D.lgs. n. 276/2003.

Quindi non si prevede la certificazione del contratto di appalto, bensì del rapporto contrattuale che regola il rapporto di lavoro con il personale subordinato e consente all’appaltatore di impiegare manodopera con contratti diversi da quello a tempo indeterminato.

La certificazione dei contratti di lavoro prevista dal D.P.R. n. 177/2011, prosegue la nota del Ministero, assume una valenza obbligatoria e non più facoltativa (art. 75, D.lgs. n. 276/2003) in quanto si vuole evitare, sulla scorta dei gravi incidenti avvenuti in passato, l’utilizzo di personale non specializzato in attività ad alto rischio di infortuni.

In questi casi, qualora un datore di lavoro non ottemperi alle prescrizioni in materia di certificazione dei contratti contenute nel D.P.R. 177/2011, è applicabile, nei confronti del committente, la sanzione concernente la non corretta verifica della idoneità tecnico professionale delle imprese appaltatrici o dei lavoratori autonomi prevista dall’art. 26, comma 1, lett. A) e sanzionata dall’art. 55, comma 5, lett. B), D.lgs. n. 81/2008).

A parte un’imperfezione (nel testo della Nota si fa riferimento al datore di lavoro e non datore di lavoro committente come previsto dal DE.P.R. 177/2011, questione che resta ancora da chiarire) è evidente che la nota consente a tutti gli operatori di tirare un sospiro di sollievo rispetto alle previsioni che sono circolate da qualche tempo sul web.

Auspichiamo che a breve possano arrivare ulteriori precisazioni applicative che consentano di fare chiarezza sui molti dubbi e difficoltà applicative che, fin dalla sua emanazione, hanno caratterizzato il D.P.R. 177/2011.

La nota del Ministero è scaricabile qui:

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Nota del Ministero 27 giugno 2013

Data 2013-08-09 Dimensioni del File 106.09 KB Download 537 Scarica

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